Accumuliamo libri sul comodino, nella lista dei desideri, magari persino sull’e-reader, ma continuiamo a rimandare. Il tempo sembra essere sempre poco e, dopo una lunga giornata, abbiamo solo voglia di sdraiarci sul divano davanti alla televisione. Leggere è un’attività impegnativa: la quantità di pagine di un libro può intimorire più di quanto possa spaventare il numero di stagioni di una serie TV. Eppure la lettura continua ad affascinare e sono in molti a voler cominciare, o ricominciare, a leggere. Per questo, fissarsi un obiettivo minimo e realistico può essere un buon punto di partenza: un libro al mese, abbastanza per mantenere viva l’abitudine alla lettura senza trasformarla in un impegno stressante. In fondo, si tratta di dodici libri in un anno, un traguardo che sembra tutt’altro che proibitivo. Ma è davvero così semplice?

La lettura non dovrebbe essere vissuta come un obbligo sociale: non esiste un numero di libri che dobbiamo necessariamente leggere per poterci considerare dei buoni lettori. Non dovrebbe esserci nemmeno la pressione di affrontare grandi classici o libri in classifica soltanto perché ritenuti imprescindibili. Un libro può essere abbandonato se non appassiona, senza trasformare la lettura in una prova di resistenza: arrivare fino all’ultima pagina di un “mattone” che annoia non ci rende migliori lettori.
Possiamo leggere ovunque e in qualsiasi momento: in piedi, sui mezzi pubblici tornando dal lavoro, durante una pausa, anche quando abbiamo la testa impregnata dai pensieri della giornata. Si può scegliere un romanzo leggero dopo una giornata impegnativa, alternare generi diversi o tornare sulle pagine di un libro che abbiamo già amato. Possiamo persino rileggere la stessa storia più volte, lasciarci coinvolgere dai suoi personaggi, fantasticare di essere il protagonista e, per qualche ora, vivere vite diverse dalla nostra.
Come orientarsi evitando che un buon proposito si trasformi in un obbligo?

Un utile punto di riferimento può essere trovato nei diritti imprescrittibili del lettore di Daniel Pennac, contenuti nel libro Come un romanzo. Pubblicati nel 1992, questi dieci diritti nascono per ricordare al lettore che ha la possibilità di scegliere come, quanto e cosa leggere: un invito a recuperare la libertà e il piacere della lettura, senza lasciarsi condizionare dalle aspettative degli altri.
Il decalogo di Daniel Pennac:
- Il diritto di non leggere: la lettura non è un obbligo sociale ma una libera scelta.
- Il diritto di saltare le pagine: puoi andare avanti se una parte ti annoia.
- Il diritto di non finire un libro: puoi lasciare un romanzo a metà senza sentirti in colpa.
- Il diritto di rileggere: puoi tornare sullo stesso libro quante volte vuoi.
- Il diritto di leggere qualsiasi cosa: dai fumetti ai classici, tutto ha valore.
- Il diritto al bovarismo: la malattia testualmente contagiosa che ti fa vivere la storia come se fossi tu il protagonista.
- Il diritto di leggere ovunque: in treno, in bagno, sul divano o in piedi.
- Il diritto di spizzicare: aprire un libro a caso e leggerne solo un pezzo.
- Il diritto di leggere ad alta voce: dare voce alle parole e ascoltarle.
- Il diritto di tacere: non dover per forza commentare o discutere quello che hai letto.

Non si tratta di un vero e proprio regolamento da seguire alla lettera. Al contrario, sono un promemoria: leggere dovrebbe essere prima di tutto un atto libero. La vera sfida, allora, non è arrivare necessariamente a un certo numero di libri entro la fine dell’anno, ma trovare un ritmo di lettura che sia sostenibile e piacevole. Dodici può essere un buon numero, non un traguardo da raggiungere a qualsiasi costo. E, seguendo lo spirito di Pennac, anche concedersi la libertà di non leggere può essere parte dell’abitudine che stiamo cercando di costruire.
La redazione

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