Nonostante il passare del tempo i classici sono opere che continuano a parlare ai lettori di ogni epoca. Ma perché libri scritti molti anni o addirittura secoli fa riescono ancora ad appassionarci?

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire» Italo Calvino
Nonostante si tratti di opere del passato che narrano di personaggi vissuti nel passato e scritti per lettori del passato, le persone continuano a confrontarsi con molte delle stesse domande: chi siamo, cosa vogliamo diventare, come affrontare la paura del futuro. Allo stesso tempo, il confronto con un’altra epoca ci permette di osservare la nostra società da una prospettiva diversa e di mettere in discussione ciò che oggi consideriamo normale.
Non siamo sempre gli stessi lettori, cresciamo e cambiamo con il passare del tempo. Un libro letto durante l’infanzia può comunicarci qualcosa di diverso rispetto a quando lo riprendiamo in mano anni dopo. Le parole sono rimaste identiche ma il nostro modo di guardare il mondo è cambiato. Per questo una rilettura può trasformarsi in una nuova scoperta: possiamo dare importanza a particolari che prima non avevamo notato, estrapolare nuovi significati o vivere l’intero racconto attraverso uno stato d’animo completamente diverso.

«Leggere un grande libro in età adulta è un’esperienza diversa da quella vissuta in gioventù: con il passare degli anni si possono cogliere nuovi dettagli, livelli e significati. Anche se il libro è rimasto lo stesso, siamo noi a essere cambiati, e per questo l’incontro con quelle pagine può diventare completamente nuovo» Italo Calvino
Leggere un classico non permette solo di tornare indietro nel tempo, ma consente di mettere in dialogo il passato con il presente, facendoci scoprire che qualcosa dell’esperienza umana continua a parlarci. Ed è proprio questa la forza delle grandi opere: cambiano i tempi, cambiano i lettori, ma le loro pagine continuano a trovare un modo per farci pensare.
A dimostrare quanto i capolavori della letteratura siano ancora presenti nel nostro immaginario è anche il modo in cui continuano a essere reinterpretati e raccontati in forme diverse: dalle riscritture di autrici come Madeline Miller ai film di registi come Christopher Nolan ed Emerald Fennell, fino a podcast di divulgazione come Parlarne tra amici (condotto da Daria Bignardi, Silvia Righini e Stefano Sgambati), che ha dedicato l’ultima edizione proprio ai grandi classici.
Classici incredibilmente attuali: i nostri consigli
Iliade di Omero

Una grande flotta attraversa le acque del Mar Egeo per affrontare una guerra che durerà dieci anni. Venti contrari, mura invalicabili e condizioni avverse non scoraggiano i guerrieri greci, determinati a conquistare l’immortalità. I troiani combattono con onore resistendo ai loro attacchi, nella speranza di riappropriarsi un giorno della loro libertà. Il conflitto sembra non avere fine, finché un legame viene spezzato: Ettore uccide in battaglia Patroclo e l’ira di Achille scatena una successione di eventi destinata a cambiare il corso della guerra. Saranno sufficienti cinquantuno giorni, gli ultimi del decimo anno di assedio, per cambiare le sorti dell’intero conflitto.
Anche se racconta di una guerra lontanissima nel tempo, l’Iliade parla di sentimenti che riconosciamo ancora oggi: rabbia, orgoglio, amore, amicizia, lutto e desiderio di essere ricordati. Al centro dell’opera c’è l’eroe omerico, una figura valorosa e destinata alla gloria, ma allo stesso tempo profondamente umana, attraversata da paure e fragilità.
Amleto di William Shakespeare

In un regno sconvolto dalla morte improvvisa del re, il giovane Amleto scopre dal fantasma del padre che dietro quella morte si nasconde un terribile delitto. Chiamato a vendicarlo, si trova diviso tra il desiderio di fare giustizia e il dubbio sulle conseguenze delle proprie azioni. La sua esitazione e il suo tormento coinvolgeranno le persone che lo circondano, fino a condurre la vicenda verso un tragico epilogo.
Il fascino di Amleto risiede soprattutto nella complessità del suo protagonista, tormentato dal celebre dubbio tra essere o non essere. È forse meglio subire e combattere il peso delle ingiustizie, i colpi della sorte e i dolori quotidiani della vita o morire, ponendo fine a ogni sofferenza? Attraverso le sue riflessioni, Shakespeare affronta il tema universale del significato dell’esistenza, rendendo la sua opera un racconto eterna.
Cime tempestose di Emily Brontë, 1847

Sulle brughiere inglesi battute dal vento e avvolte in un’atmosfera aspra e inquieta, sorge Wuthering Heights, una dimora isolata dove passioni e rancori sembrano impossibili da domare. È qui che crescono Catherine e Heathcliff, legati da un sentimento così profondo da sembrare parte della loro stessa natura. Ma una decisione, un malinteso, li divide. Heathcliff scompare per anni e quando ritorna non è più l’uomo di un tempo: il dolore lo ha consumato, lasciando spazio a un odio feroce che finirà per divorare ogni cosa. La sua ossessione trascinerà le famiglie coinvolte in una spirale di rancore e vendetta, che coinvolgerà anche la generazione successiva.
Emily Brontë racconta un legame che non è un idillio romantico, ma un rapporto totalizzante che annulla le identità individuali e che sfocia in possesso. La crudeltà e la solitudine di Heathcliff vengono alimentate dall’emarginazione e dal pregiudizio sociale. Le differenze di classe e il denaro condizionano le scelte dei protagonisti generando conflitti insanabili. Ed è forse proprio per questi motivi che, a distanza di quasi due secoli, Cime tempestose continua a parlarci: perché nelle sue passioni estreme ritroviamo dinamiche ancora dolorosamente familiari.
La coscienza di Zeno di Italo Svevo

Il Dottor S. decide di pubblicare le memorie di Zeno Cosini per vendetta, poiché il paziente ha interrotto la terapia proprio metà del percorso. Nell’autobiografia il protagonista racconta le sue difficoltà nel ricordare l’infanzia. Prova a usare i metodi della psicoanalisi, ma ottiene scarsi risultati. Decide dunque, senza pensarci troppo, di scrivere i momenti chiave della sua esistenza: tra il vizio del fumo, un matrimonio nato quasi per caso e continui tentativi di cambiare se stesso, ripercorre la sua esistenza alla ricerca di una spiegazione alle sue inquietudini. Ma i ricordi si rivelano incerti e ogni confessione nasconde una nuova contraddizione.
Zeno è un uomo che si sente incapace di vivere e di adattarsi al mondo. Il fumo diventa simbolo della sua debolezza di volontà: il proposito continuo dell’“ultima sigaretta” è un rito che si ripete senza fine. Italo Svevo racconta di un personaggio che mente a se stesso per giustificare i fallimenti e le dipendenze, una fragilità ancora attuale, che mostra quanto sia difficile cambiare quando si rimane intrappolati nelle proprie giustificazioni.
1984 di George Orwell

In un mondo dominato dal Partito, ogni gesto, ogni parola e persino ogni pensiero sono sottoposti al controllo del Grande Fratello. Winston Smith lavora al Ministero della Verità, dove riscrive il passato per adattarlo alle esigenze del potere, ma dentro di sé comincia a mettere in discussione una realtà costruita sulla sorveglianza e sulla menzogna. Il suo desiderio di conoscere la realtà lo porterà a sfidare un sistema che non tollera alcuna forma di dissenso.
George Orwell racconta di una presenza invisibile e costante, capace di entrare nella sfera privata e limitare progressivamente la libertà. La sua forza nasce dal controllo, dalla paura e dalla manipolazione dell’informazione. La sorveglianza digitale, la raccolta dei dati e la rinuncia, spesso inconsapevole, alla privacy sono fenomeni che caratterizzano profondamente il nostro presente.
La redazione

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